…al mio cliente immaginario.

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Arrivi quasi sempre puntuale, entri preoccupandoti di portarti quanto prima sulla comoda poltroncina e poter così iniziare un flusso quasi continuo di parole interrotto solo da brevi e fugaci apparizioni da parte di velate emozioni: una piccola lacrima che ti affretti a nascondere, un sospiro o un leggero colpo di tosse. Fatico ad inserirmi e spesso devo ricorrere ad un tono deciso, quasi prepotente per dirti semplicemente: “Fermati, ci sono anche io!” solo allora realizzi che quell’ombra che ti ha aperto la porta e fatto accomodare è un essere umano arrivato in quello spazio prima di te per te, disponibile ad accogliere la tua persona ancor prima della tua storia, della storia che ha preso forma nella settimana che ci separa dall’incontro precedente, nei giorni o nei minuti che precedono questo incontro, una storia sulla quale permetterti di scoprirti un po’ e poterla così radicare qui, adesso in questo spazio dove ci siamo io e te. La tua storia alimenta la mia curiosità che vorrebbe altre parole alle già tante, fini dettagli, sfumature, citazioni che probabilmente ci porterebbero a realizzare un freddo e distaccato incontro intellettuale, due cervelli che si parlano, devo lottare per confinarla e fare spazio a ciò che di te oggi proprio non vuoi portare e allora carico il secondo colpo e ti ripeto: “Fermati! Chiudi gli occhi e permetti a tutto te stesso di arrivare ”. Il silenzio ha il potere di agitarti ed il movimento ha un effetto centrifuga dentro di te, qualcosa spinge per uscire e non è una parola, una frase, un concetto… nei tuoi occhi lo scorrere veloce dei mille vocaboli utili e urgenti per trovare quanto prima una definizione a ciò che ti sta accadendo, è proprio in quell’attimo di smarrimento che ti permetti di esserci pienamente e di poter muovere passi forse incerti, ma consapevoli.

Di lì a poco il nostro incontro di oggi finirà.

Ci vediamo, se vuoi, la settimana prossima.